Architettura e Progetto

Pensare è una delle peculiarità dell'Architetto.
Non si tratta di pensare cose fantastiche, o pensare in negativo, ma semplicemente pensare.
Il pensiero del progettista è un fluido impalpabile senza estremi, in corrente continua a tratti veloce e implacabile. Il pensiero si ramifica in varie direzioni, cercando le soluzioni, attingendo ai paradigmi, ricordando citazioni, rileggendo parole già scritte nella mente e trovando dighe o cascate.
La maggior parte delle volte che mi capita di parlare con un Cliente (la maiuscola è d'obbligo, ho il massimo rispetto per chi cerca aiuto in un campo minato come quello dell'architettura), ascolto e intanto penso. A tratti mi lascio trasportare dalle parole mentre il pensiero vola solcando fogli bianchi con una penna nera, immaginando trame, disegnando linee, cerchi, tratteggi mentre tutto diventa vero.
Il pensiero ci trasporta, attraverso l'immaginazione, fino alla realizzazione.
Chi perde la capacità di farsi trasportare diventa un burocrate. L'Architetto burocrate è una forma diffusissima, una sirena tentatrice. Tanti miei colleghi lo sono per scelta, oppure perché costretti a occuparsi per il novanta per cento del tempo della soluzione dei problemi causati dall'Amministrazione di quel Comune o di quella Sovrintendenza o di altre formazioni tumorali verso le quali nutro un torvo risentimento, condiviso senza dubbio dalla maggior parte dei miei colleghi.
L'Architettura è nata per aiutare l'uomo a trovare una dimensione ambientale funzionale, confortevole, che rappresenti eventualmente il gusto e la personalità del singolo, che possa contestualizzarsi armonicamente con la natura o l'intorno e che abbia una radice strutturale interessante. Voglio dire, relativamente a quest'ultimo punto, che la scelta di dare una certa forma al proprio progetto deve essere giustificata, sempre. Non posso dare una forma sferica al mio edificio immerso in un paese quadrato, avrebbe il solo senso di 'baloccarsi' con l'Architettura, attirando sguardi tra l'ammirato e l'inorridito con la scusa di avere creato una rottura per spianare la strada ad una presunta Arte. Posso farlo solo se riesco a spiegare perché ho scelto che fosse tondo, quali sono le ragioni che mi hanno portato a farlo così, che benefici ne ricavo come fruitore o spettatore: che cosa ho dato in più, in parole povere, rispetto ad una realizzazione quadrata, al di là dell'immagine.
Sto semplificando, ma è da questo che bisognerebbe ripartire, come in tutti i campi.
L'immagine non è il progetto, è un veicolo per realizzare una visione in cui l'essere umano migliora il proprio stato vitale con l'aiuto dell'Architettura.
Ma torniamo ai burocrati.
Purtroppo il nostro progetto (chiamiamolo di ampia veduta) si deve misurare con le normative.
Le normative stabiliscono dei parametri minimi intorno al cui il progetto si deve costruire: vincoli edilizi, igienici, strutturali, impiantistici, tecnici in generale ma anche ambientali.
La normativa impedisce il pensiero fluido del progettista, infatti nessun Architetto burocrate è mai riuscito a concretizzare un bel progetto di massima senza prima averlo trasformato almeno dieci volte per adeguarlo alla putrefazione voluta dal tecnico comunale (variabile interessante, ne parleremo un'altra volta). Per aiutare gli Architetti che odiano le Pubbliche Amministrazioni a realizzare le loro visioni ci sono le apposite deroghe regolamentari, immani baracconi che si sollevano dal fango per insozzare il progetto quanto basta per dire "l'abbiamo guardato criticamente e potrebbe andare bene".
Il condizionale, in questo caso, si utilizza quando si deve capire quanti soldi riceverà il baraccone prima di tornare a infangarsi senza più opporsi.
Insomma, dal pensiero fluido ai baracconi fangosi: in questo ambito vedrete destreggiarsi l'Architetto, l'individuo con il quale vi confronterete e con il quale il più delle volte vi troverete alleati, contro il fango.

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